Nel regno dei sogni

Sono il sovrano d’un regno
che i suoi confini non ha.
Questo mio splendido regno
si chiama felicità!
Sudditi son le stelle,
le nubi sono i castelli,
e nelle notti più belle
detto leggi d’amor!
Io sono il re,
io sono il re dei sogni.
e insieme a te
dividerò il mio regno.
Sol per te il tempo fermerò,
così giammai sfiorire ti vedrò.
Io sono un re
che non ha mai tristezze,
accanto a te
io vivo di dolcezze.
Sol così,
guardandoti così,
baciandoti,
fai nascer sogni d’or nel cuor!
Verrò con te,
mio dolce re dei sogni,
perché con te
ogni dolor si spegne.
Solo allor sorridere saprò
ed io lo so, d’amor sorriderò!
Verrò con te
nel tuo radioso regno
e insieme a te
io pur vivrò di sogni.
Sol così, tenendoci per man,
stringendoci,
più fede avremo nel doman!

Ninna nanna ai sogni perduti

“Angelo” ti chiamavo, mi rammento,
ma d’angelo tu avevi solo il volto,
perché una sera al nostro appuntamento
ho atteso inutilmente, ho atteso molto.
Fu quella sera (o prima?) che hai tradito,
da quella volta più non t’ho veduto.
Canto la ninna nanna ai miei sogni perduti,
a chi ml ha dato baci, carezze e dolor.
Canto la ninna nanna ai miei giorni vissuti,
la ninna nanna a un cuor che non vuole dormir.
Se la vita continua,
scorderò ciò che :tu.
Ninna nanna, miei sogni,
non svegliatevi più.
Occhi soavi, occhioni appassionati,
io che ho creduto a tutti i vostri sguardi
e li credevo tanto innamorati.
vi ho conosciuto solo troppi tardi!
Gli sguardi che mi davano ferite
ad altri sorridendo donavate.
Canto la ninna nanna
E tu, Perfidia, tu, la più leggera,
che davi a tutti baci senza amore,
sei stata proprio tu la più sincera.
Ma non mi accorsi mai che avevi un cuore.
Anche quel sogno è stato sfortunato:
che tu sapevi amar non ho capito.
Canto la ninna nanna

Papaveri e papere

Su un campo di grano,
che dirvi non so,
un dì paperina col babbo passò
e vide degli alti
papaveri al sole brillar
e lì s’incantò.
La papera al papero
disse Papà,
pappare i papaveri
come si fa?
Non puoi tu pappare i
papaveri disse papà.
E aggiunse poi,
beccando l’insalata:
Che cosa ci vuoi far,
così è la vita.
Lo sai che i papaveri
son alti, alti, alti
e tu sei piccolina
e tu sei piccolina
Lo sai che i papaveri
son alti, alti, alti
sei nata paperina
che cosa ci vuoi far?
Vicino a un ruscello,
che dirvi non so,
un giorno un papavero in
acqua guardò
e vide una piccola
papera bionda giocar
e lì s’incantò.
Papavero disse alla mamma, mammà,
pigliare una papera
come si fa?
Non puoi tu pigliare una
papera disse mammà.
Se tu da lei ti
lasci impaperare,
il mondo intero
non potrà più dire
Lo sai che i papaveri
son alti, alti, alti
e tu sei piccolina
e tu sei piccolina
Lo sai che i papaveri
son alti, alti, alti
sei nata paperina
che cosa ci vuoi far?
E un giorno di maggio,
che dirvi non so,
avvenne poi
quello che ognuno pensò:
papavero attese
la papera al chiaro lunar
e poi la sposò.
Ma questo romanzo
ben poco durò
Poi venne la falce
che il grano tagliò
e un colpo di vento i
papaveri in alto portò
Se tu da lei ti
lasci impaperare,
il mondo intero
non potrà più dire
Lo sai che i papaveri
son alti, alti, alti
e tu sei piccolina
e tu sei piccolina
Lo sai che i papaveri
son alti, alti, alti
sei nata paperina
che cosa ci vuoi far?
Lo sai che i papaveri
son alti, alti, alti
e tu sei piccolina
e tu sei piccolina
Lo sai che i papaveri
son alti, alti, alti
sei nata paperina
che cosa ci vuoi far?
che cosa ci vuoi far?

Perché le donne belle

Ho visto il sole quaggiù
e chi guardavo eri tu!
Dal tuo splendore
io chiederò un po’ d’amor!
Il nome tuo non so,
ma domandarlo saprò,
per dirti solo
che piaci a me
e sai perché?
Perché
le donne belle come te
di sera stanno ad ascoltare
chi canta
le belle serenate dell’amore.
Perché
la capricciosa fai con me,
che sotto al chiaro della luna
ti canto
con voce appassionata e sbarazzina.
Amore, amor
il tempo passa e vola,
vicino a me
ti voglio e sai perché?
Perché
innamorato son di te,
che fai soffrire questo cuore
che solo per te
ruberebbe cielo e mare!
Tu nel balcone lassù,
io per la strada quaggiù.
il tempo passa
e non so più
se scendi giù!
Sentirti solo parlar
e non poterti baciar,
è come dire:
morir per te
e sai perché?
Perché
le donne belle come te
Finalino:
Le donne belle come te
son fatte tutte per baciar:
Perché? Perché?

Pura fantasia

Se il pianoforte dischiudo, dal nero lucente,
guizza bianco, inquietante,
il sorriso di te.
Se a te pensando, suonando mi treman le mani
l’ombra delle tue mani,
suona, suona per me.
Pura fantasia,
magica bugia
che sa darmi ancor,
chissà, chissà perché,
la frenesia di te!
Sembri sussurrarmi tu:
“Scorda ciò che fu.
“Sono tua. Perdonami.
“Non lo farò più. ”
Pura fantasia!
No, non sei più mia.
Ma non piangerò:
per te trasformerò
in musica il dolor
e te l’offrirò più puro del mio puro amor
bianca sinfonia
d’un cuor.
Vecchio Giovanni, prepara. per due stasera.
Metti ancora i suoi fiori.
Tu comprendi perché.
Sì, la signora è un pochino in ritardo stasera,
Ma verrà, te lo giuro.
Anzi, è già accanto a me.
Pura fantasia

Un disco dall’Italia

Grazie di cuore, amore mio lontano,
per quello che nel pacco mi hai mandato…
Un disco all’italiana, sembra strano,
è come un bicchier d’acqua a un assetato
L’ho messo sul grammofono,
le mani mi tremavano,
che nostalgia di musica
sentivo nel mio cuor.
Ho chiuso gli occhi e Napoli
è apparsa insieme a te,
coi mandolini e i vicoli
come piaceva a me.
Ho pianto qualche lacrima
ma di felicità,
nel disco v’era l’anima
di tutta la città.
Ho ricordato Mergellina,
le serenate sotto il tuo balcon,
le passeggiate al chiar di luna,
le tue parole piene di passion.
E’ stata come un’estasi
di sogni e di languor.
Nel disco v’era Napoli,
mia madre ed il mio amor…
Mio dolce amore, quando si è lontano,
in mezzo a tanta gente forestiera,
sapessi come è bella in italiano
una parola semplice e sincera.
L’avrei abbracciato, credimi,
quel tenorino languido.
Cantava come un angelo,
leggeva nel mio cuor.
Ho chiuso gli occhi e Napoli

Al ritmo della carrozzella

Voglio accompagnar
la mamma a passeggiar
su di una carrozzella come allor
quando con papà
s’andava giù in città
ed io non ero che un ragazzo ancor!
Al ritmo della carrozzella,
clicchetì – clicchetì – clicchetà.
la vecchia strada par più bella,
clicchetì – clicchetì – clicchetà!
Ritornano i ricordi
di tutto ciò che fu,
I sogni della gioventù.
Che importa se più tardi
a casa arriverò?
La dolce infanzia rivivrò!
Al ritmo della carrozzella
clicchetì – clicchetì – clicchetà,
la vita sembra assai più bella,
clicchetì – clicchetì – clicchetà

Una donna prega

Suona
la campana sopra la collina,
là, dov’è un’immagine divina,
eterna sta.
Sola
lungo il breve ripido sentiero,
come per salire verso il cielo,
una donna va.
E’ una donna che prega
e una lampada accesa sembra dir: Chissà.
quel che attendi verrà!
è una donna che implora
una grazia divina;
vede nel pensier
tutti gli angeli in ciel.
Poi la carezza d’una musica nell’anima
l’ultima lacrima cancellare saprà.
è una donna che prega
e una lampada accesa sembra dir: Chissà;
abbi fede, verrà!
E’ una donna che prega,
la speranza vivrà.

Buonanotte ai bimbi del mondo

Il sol da un’ora è tramontato
e il sonno vince ogni piccin;
camiciole e pigiamin
tolgon dai cuscin.
vanno a riposar.
Di ciò che avvien nel mondo inquieto
monelli e bimbe nulla san,
pensan solo se doman
sempre potran ridere e giocar…
buonanotte,
bimbi del mondo,
a voi sognando
può tutto bello ancor
sembrar.
buonanotte,
in ogni casa
dove riposa
chi può sereno il cuor
aver.
Vi cullin nei lettini
visioni di bontà,
di fate nel giardini,
di mamme e di papà.
per tutti quanti ancor
sogni d’or. sogni d’or

Vecchie mura

Serenata senza voce,
serenata senza pace,
un pensiero ancor mi dice:
se vuoi essere felice,
qui non devi ritornar.
Vecchie mura, vecchie mura,
ricordate il primo palpito d’amor?
Disse giura, dissi giura:
ci legammo, con un bacio, cuore a cuor.
Tutto e nulla, nulla e tutto
sospirammo quella sera insieme qui;
ritornammo, vecchie mura,
per un anno ci dicemmo sempre sì.
Perché, rondini, passate? Non c’è primavera per me.
Dolor: questo mi lasciate; speranza di vita non v’è.
Vecchie mura, vecchie mura,
ricordate il primo palpito d’amor?
Disse giura, dissi giura:
quella voce non partiva dal suo cuor.
Scendon l’ombre della sera.
Quanto soffro, vecchie mura!
Il mio corpo ognor s’aggira
dove l’anima respira,
dove posso ricordar.
Vecchie mura, vecchie mura,
ricordate il primo palpito d’amor?
Disse giura, dissi giura
ci legammo, con un bacio, cuore a cuor.
Tutto e nulla, nulla e tutto
sospirammo quella sera insieme qui;
ritornammo, vecchie mura,
per un anno ci dicemmo sempre sì.
Perché, rondini, passate? Non c’è primavera per me.
Doler: questo mi lasciate; speranza di vita non v’è.
Vecchie mura, vecchie mura,
ricordate il primo palpito d’amor?
Disse giura, dissi giura:
quella voce non partiva dal suo cuor.
Vecchie mura.
ricordate il primo amor?